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Beatrice Bianchini
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VIVERE CHE RISCHIO (‘115)

beatrice bianchini
Pubblicato da in 2019 ·
La coraggiosa storia del pioniere della ricerca scientifica: Cesare Maltoni
di Michele Mellara e Alessandro Rossi
Gli alti costi (umani ed economici) probabilmente rappresentano la ragione per
cui, nel settore della cancerogenesi ambientale e sperimentale, le parole si
sostituiscono a fatti, le opinioni a dati, e i congressi e i resoconti delle commissioni
sommergono i buoni dati di laboratorio.
Con queste parole del Professor Cesare Maltoni si comprende come il suo
impegno scientifico fosse strettamente collegato a quello politico.
Pioniere nell’ambito della cancerogenesi ambientale e industriale, della
prevenzione oncologica, ha intrapreso una strenua battaglia per la difesa della
salute pubblica e dell’ambiente.
Cloruro di vinile, maldeide, benzene, formaldeide, amianto, MTBE, pesticidi,
aspartame glifosato: un elenco di sostanze studiate dal Professor Maltoni, sin
dagli anni sessanta, decreta l’inizio del docufilm di Mellara e Rossi.
Sin dalle prime scene si comprende la assoluta dedizione per la ricerca e
l’inesauribile passione per la salute dell’uomo, nonché l’inevitabile necessità di
controllare le interviste e le documentazioni sul suo lavoro.
Una voce narrante annuncia la morte avvenuta il 22 gennaio del 2001 e
accompagna tutto il docufilm caratterizzando in modo vivace l’itinerario
professionale e umano di questo grande ricercatore.
Nato a Faenza nel 1930, laureatosi in Patologia nel febbraio del 1954, parte
presto per Chicago per studiare insieme al ricercatore Albert Tannembaum,
capodipartimento di oncologia del Michael Reese Hospital.
Nel 1961 rientra in Italia ed espone i concreti indizi sperimentali dai quali si
evidenzia che il tumore esercita un controllo sulle cellule del tessuto connettivo
“sano” che lo circonda e che sono queste che consentono di ricevere dal corpo le
sostanze nutrienti che gli permettono di crescere.
Il docufilm si sofferma sui straordinari obiettivi del Professore che riguardano
lo screening europeo sui tumori al collo dell’utero, nonché sulla cancerogeneità
dell’amianto e del cloruro di vinile, e sulla convinzione che la maggior parte dei
tumori ha origini ambientali e che investire in prevenzione primaria vuol dire
impedire all’uomo di venire a contatto con le sostanze nocive. Importante è la
descrizione di una figura di enorme valore politico in quanto fu il primo a
convincere la più grande azienda chimica italiana, la Montedison, a testare sui
ratti la cancerogenicità del CVM.
La narrazione sottolinea l’importanza di Luigi Orlandi, ex partigiano, senatore
del PCI con lunga esperienza di carattere sociale, Presidente degli “Ospedali di
Bologna” nell’appoggio del lavoro di ricerca di tutto il team dell’istituto
Ramazzini condotto dal prof. Maltoni, nonché della struttura ospedaliera nella

campagna bolognese, il Castello di Bentivoglio, che ancora oggi ospita il centro di
ricerca ora intitolato in suo onore.
L’angiosarcoma epatico era stato collegato da Maltoni al cloruro di vinile,
cancerogeno multipotente che colpisce organi e tessuti anche a bassi dosaggi,
un’incredibile scoperta da premio Nobel che fa arrivare delegazioni da tutto il
mondo per verificare la correttezza del metodo scientifico.
La figura politica dello scienziato presentata in questo avvincente lavoro,
documenta le continue testimonianze a processo in tutto il mondo sull’effetto
cancerogeno del cloruro di vinile fino alla sentenza di Marghera del 1998 che
vede TUTTI ASSOLTI!
Non mancano documenti e interviste nelle quali il professore dichiara che la
grande industria, dopo lo choc del cloruro di vinile, continui ad imporre le sue
regole sulla ricerca per ridurre l’impatto degli studi indipendenti e per
intraprendere ricerche autonome e di parte.
Un uomo pieno di energia seppur affetto da mal di vivere, solo e bisognoso di
affetto, il professor Maltoni viene descritto il giorno successivo all’omicidio di
Pier Paolo Pasolini, mentre fu visto aprire tutti i giornali che raccontavano
l’accaduto sopra i grandi tavoli sui quali lavorava, fu visto fumare per la prima
volta una gauloises, leggere in silenzio, chiudere tutte le pagine dei giornali e
tornare al lavoro.
Raccontava i milioni di persone povere costrette a lavorare l’amianto, esposte ad
una continua strage che occorreva bloccare; nonché il fatto che” l’industria si
fosse spinta troppo oltre e che la crescita era ormai fuori controllo”.
Fautore della necessità di creare organizzazioni che facessero comunicare il
rapporto stretto che c’era tra la salute e la qualità dell’ambiente, arriva a
sconvolgere con le sue ricerche il mondo dell’industria petrolchimica come la
Exxon Mobil e per questo inizia a ricevere minacce.
Il docufilm, evidenzia la speculazione economica che nasconde la falsa soluzione
del problema del piombo nel benzene e la lotta di Maltoni contro la
denigrazione scientifica dei risultati che puntano a procrastinare il giudizio e
colpire le capacità della ricerca scientifica.
L’etica, di fronte alla tecnica, diventa pat-etica, perché come fa a impedire alla
tecnica che può di non fare ciò che può? Nella storia non si è mai visto che
un’impotenza sia in grado di arrestare una potenza. E l’etica, nell’età della tecnica,
celebra tutta la sua impotenza.
(Umberto Galimberti)
La sorprendente biografia sullo scienziato dedica l’attenzione alla realizzazione,
fortemente voluta dal professore, dell’Hospice per malati oncologici avanzati e
in fase progressiva; un percorso intrapreso in merito alla medicina palliativa per
i bisogni del malato terminale, iniziato con pochi soci, arrivato a 15 mila ed ora a
quasi 30 mila.

Un grande studio sul vissuto del malato di cancro effettuato da Maltoni che
aveva fatto individuare a questo grande studioso le varie fasi che guidavano il
percorso che andava dalla negazione/isolamento, alla rabbia, al patteggiamento,
alla rassegnazione e alla fase della depressione.
Immagini di repertorio, testimonianze, articoli, concentrano l’attenzione su uno
dei più brillanti scienziati del ventesimo secolo; inarrestabile studioso sempre
pronto ad approfondire e diffondere le proprie conoscenze e a denunciare con
coraggio i danni arrecati alla salute pubblica.
Muore di infarto il 22 gennaio 2001 e lascia un’eredità alla quale questa regia
restituisce un grande merito.
L’umanità che tratta il mondo come un mondo da buttar via tratta anche sé stessa
come un’umanità da buttar via.
(Gunther Anders)



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Ideato e realizzato da Sandro Alongi
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