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Beatrice Bianchini
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TOO OLD TO DIE YOUNG

beatrice bianchini
Pubblicato da in 2019 ·
di Nicolas Winding Refn
con Miles Teller, Nell Tiger Free, John Hawkes, Jena Malone,
Cristina Rodio, Augusto Aguliera

Solo gli iniziati alla filmografia di Refn possono perdonare la sua
visione apocalittica; entrare nel suo mondo brutalmente
artificiale e magicamente reale è un percorso che richiede la
rinuncia alla comprensione. Esige una affiliazione
consapevolmente soggiogante, supina seppur vigile e resistente.
Un rapporto sadomaso tra Refn e lo spettatore che non consente
pause catartiche, né di riflessione, in quanto la catarsi non è
prevista e la riflessione è insita.
“Un unico lungo flusso, non assimilabile alla struttura episodica”
lo definisce il regista “ nel quale è impossibile ritornare; perché il
corso non è mai lo stesso e neppure chi lo percorre è mai lo
stesso”, direbbe Eraclito.
Un fiume di immagini, di luci, di bellezza, di violenza, di suoni,
colori, orrori; “nessuna realtà permanente ad eccezione del
cambiamento; la permanenza è un’illusione dei sensi” ( Eraclito)
Troppo vecchi per morire giovani sono gli uomini di Refn, troppo
luridi per detergersi, troppo compromessi per redimersi; troppo
corrotti per riscattarsi.
La polizia che dovrebbe vigilare e stabilire l’ordine è il Diavolo; All
cops are bastards, stupratori, nazi-fascisti e instancabilmente
arrapati. Martin è un poliziotto psicopatico, giustiziere del bene e
del male; ha una fidanzata miliardaria minorenne, e incontra
perversioni di ogni genere. Si lascia guidare da un senso di
giustizia molto personale e interviene di fronte a casi estremi di
violenza, con violenza estrema. Un ex agente dell’FBI alle

dipendenze della mistica Diana, che vuole ripulire l’America,
diventa il suo mentore.
Intanto Jesus, messicano, figlio della defunta patrona della droga
Magdalena, deve vendicare la madre e ha per moglie l’alta
sacerdotessa della morte, la sublime Yaritza.
La storia tra i due è troppo Edipica; lei è una consapevole
Giocasta/Maria/Magdalena che si unisce carnalmente al figlio
Edipo/Jesus, per sollevarlo dalla sorte che gli ha sottratto la
madre; un complesso irrisolvibile quello di Edipo se la madre
muore: la condanna è quella di rimanere intrappolato nel
desiderio di un incesto incompiuto e quindi in una psipatologia
eterna.
La stessa che usa lei Yaritza assecondando le perversioni di Jesus;
l’alta sacerdotessa della morte deve completare la sua missione:
protagonista della somministrazione di una morte annunciata
dalla sua cosciente misantropia di genere.
L’abominio umano è inarrestabile e mentre indifesi gay vergini si
sottopongono a provini dai quali non usciranno vivi, pervertiti di
ogni genere impongono il loro lurido dominio su corpi da lacerare
per la propedeutica dello snuff movie. L’addestramento alla
sepoltura da vivi e allo strupro di gruppo sembrano pratiche di
routine; tra mani mozzate e corpi torturati vengono alla
superficie verità da vendicare.
Gli estenuanti rallenti dei primi episodi diventano il preambolo
indispensabile all’addestramento visivo e visionario al quale lo
spettatore è sottoposto; un allenamento praticato ad arte e
finalizzato ad alimentare l’attesa. Un esercitazione militare, a
tratti sadica che procrastina il soddisfacimento immediato
dell’aspettativa rendendo la pausa estenuante e inappagata.
Una induzione subdola alla dipendenza da quel sacrificio al quale
la serie sottopone…

Una serie di personaggi laconici e grossolani indossano gli “abiti
del male” e si muovono in un mondo bipolare dove la morale
cristiana della mortificazione si scontra con la morale economica
della soddisfazione.
“La democrazia è la mia Puttana”, urlano i poliziotti/colleghi di
Martin per il suo congedo dall’arma con il blasfemo rituale della
crocifissione ( l’Appeso) e della comunione…
Un escalation di lucida follia negli episodi di NWR, dove la morte
è servita con straordinarie musiche, la cecità curata con rituali
magici e l’incesto rappresentato come un’ istallazione artistica.
Magdalena vive in Yaritza e Diana/Artemide vede e prevede:
“L’ignoranza sarà esaltata; l’odio e lo stupro ricompensati; la
perversità avrà una sua dignità, l’incesto, le molestie e la pedofilia
saranno lodate… pochi avranno tutto mentre la maggior parte
non avrà niente.”
Un breve elenco di orrori umani preannuncia che “il narcisismo
non verrà più combattuto ma adorato come virtù; l’indulgenza
verso i propri impulsi diventerà istintiva; la nostra identità sarà
definita dal dolore che causiamo e il puro genuino nichilismo
sarà l’unica soluzione difronte alla gloriosa morte”.
Ognuno avrà la propria religione e “sveglieremo la furia del
mondo… e come l’uomo implode in un bagno di sangue e silenzio
una nuova mutazione ci sarà e quel giorno annunceremo l’alba
dell’innocenza”.
Mentre Diana anticipa una realtà già presente, Yaritza irrompe
con il pragmatismo risolutivo dell’Alta Sacerdotessa della Morte.
Fotografia, immagini, ambientazioni, musica, piani-sequenza e
rallenti ipnotici; un incantesimo della visione, un sovvertimento
della percezione.
Una istallazione di arte elude ogni sistema; immune a rigide
inquadrature interpretative.

NWR esige una partecipazione sofisticata e indulgente,
disimpegnata e vigile, impreparata e lucida; una partecipazione
che si abbandona alla visione senza sottrarsi all’indagine del
doppio sguardo.
Dagli arcani maggiori dei tarocchi prendono il titolo i dieci episodi
della serie TV; ma in realtà sono 22 come i capitoli
dell’Apocalisse di san Giovanni, e molti arcani sono
effettivamente ispirati direttamente all’Apocalisse; c’era chi
affermava che l’inventore dei Tarocchi era “buono e fedel
seguace della Catholica e Cristiana fede” e che l’ordine dei 22
Trionfi evidenzia “molti ammaestramenti morali… per mordere i
cattivi et pestiferi costumi diffusi oggidì”.
Forse una seconda serie di 12 episodi completerebbe il numero
degli arcani maggiori e le numerose evidenze che collegano i
nomi e gli accadimenti al Libro Sacro di ebrei e cristiani.
Too old to die young conferma lo stile personalissimo di NWR
nella forma e nei contenuti: il freudiano complesso di Edipo è un
ossessione costante come l’impossibilità lacaniana del rapporto
sessuale; altresì il dissolvimento della personalità che caratterizza
i personaggi della serie non è neanche avvertito perché investe
indiscriminatamente tutti, in quanto è una tendenza collettiva
alla quale l’individuo non si può sottrarre.
NWR si conferma attento osservatore della dissoluzione
esistenziale di un mondo nel quale il matto si confonde con
l’eremita, il gli amanti vivono nella torre, la sacerdotessa diventa
imperatrice, il Mago viene appeso e chi trionfa è sempre,
inevitabilmente il Diavolo!



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