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Beatrice Bianchini
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THAT CLICK (’90)

beatrice bianchini
Pubblicato da in 2019 ·
di Luca Severi

Toccare il cuore della gente è una dote rara. Riuscire a farlo con le icone
del cinema, della moda e della cultura, fotografate, in oltre cinquanta
anni di carriera, ha reso Douglas Kirkland un vero mito.
(Simona Marani, ELLE)
Nato in Canada nel 1934, inizia la sua carriera come staff Photographer di
LOOK, la rivista che lo manderà nel 1961 a fotografare Marilyn Monroe
per il numero del 25° anniversario. Quelle immagini passeranno alla
storia.
Raccontato da Sharon Stone, Nicole Kidman, Baz Luhrman, Luca
Guadagnino, Roberto Bolle, Andy Garcia, Herbie Hancock, da sé stesso,
dal figlio Mark e dalla seconda moglie Francoise, Luca Severi costruisce un
ritratto artistico di uno dei più grandi geni della fotografia.
Difficile distinguere un fotografo dal resto delle persone che scattano
continuamente sostiene Kirkland e sebbene la fotografia abbia subito
radicali cambiamenti l’abilità del nostro fotografo ha saputo interpretare
creativamente le nuove tecnologie senza mai rinunciare a continue sfide.
Le immagini creano desiderio, emozioni, disturbo; la fotografia ha un
potere disarmante e vedere le immagini che nel corso di 50 anni Kirkland
ha prodotto è impressionante.
Ha ritratto un’epoca e ha firmato in modo indelebile gli anni ’60.
Gli anni d’oro di Life Magazine sono stati ritratti dai suoi scatti; ha
lavorato calcando più di 150 set cinematografici, tra i quali quelli di 2001
odissea nello spazio, di Moulin Rouge, Titanic, La mia Africa, Australia…,
Pirati.
I personaggi lo raccontano come una persona piena di estro, che vede
oltre, immaginando quello che deve fotografare riuscendo a far
incontrare nello scatto la vera dimensione emotiva di chi ritrae. Come un
ambasciatore del cinema, come l’occhio che rende leggenda, come la
storia del film, della cultura pop, della moda.
Con un nonno sarto, ha imparato l’eleganza e l’originalità; passando dalla
vecchia Kodak Brownie al digitale a photoshop, dalla fotografia di moda al

fotogiornalismo è riuscita a raccontare una storia completa in un singolo
attimo.
Le famose foto di Marilyn coperta da un semplice lenzuolo, sono state
possibili perché l’ha saputa lasciare libera, protetta e arricchita dalla sua
estrema folle professionalità.
Ha fotografato Brigitte Bardot, Audrey Hepburn, Coco Chanel, assolute
icone di moda e stile perché è sempre riuscito ad essere gentile e fuori di
testa come un adolescente incosciente.
Indimenticabili le foto dall’alto, ha confermato la sua capacità di cambiare
soggetto e tecnica e di poter passare dalla ritrattistica al fotogiornalismo
con assoluta disinvoltura.
Luca Severi ha cercato di ribadire la sua capacità di costruire attraverso
l’intuizione di uno scatto l’abilità di sentire oltre.
Fotografia e musica sono strategie culturali per scoprire la strategia della
vita,
sostiene Herbie Hancock in merito alle fotografie di Kirkland, mentre
Roberto Bolle ritiene che sia stato capace di concentrare l’energia, il
corpo, la forza, il movimento e il tempo in uno scatto.
Tra immagini di repertorio, filmini sulla sua infanzia, testimonianze,
aneddoti, ricordi, eventi e backstage, Kirkland non esita a dichiarare di
essere stato profondamente fortunato a vivere tutte le vite che ha
vissuto, di trovare il futuro terribilmente eccitante e di non volersi
fermare.
“ That click”, presentato in prima mondiale alla Festa del Cinema di Roma,
ha raccontato come lo show business abbia contribuito fortemente a
costruire l’immaginario collettivo.

Rendere omaggio ad un artista che ha raggiunto brillantemente i suoi 85
anni, sempre pronto a ringraziare e a manifestare l’immensa gioia e
l’infinito entusiasmo per il suo eccitante lavoro sembra essere stato
impegnativo ma contemporaneamente divertente per Luca Severi che ha
ritratto in modo ludico un’immensa figura che non ha mai esitato a
dichiarare continuamente sia con le immagini che con le parole:

I LOVE YOU ALL….
L’immagine mi tocca. Toccato, tirato, tratto da essa, mi mescolo ad essa.
Non c’è immagine senza che anch’io sia a sua immagine, non appena la
guardo, non appena, cioè, le uso riguardo.
(Jean-Luc Nancy, Tre saggi sull’immagine)



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