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Beatrice Bianchini
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I FIGLI DELLA NOTTE ('85) (2016)

beatrice bianchini
Pubblicato da in 2016 ·
di Andrea De Sica

Boarding school in mezzo alle montagne.
Giulio, ha fatto una cavolata... Ha chiamato la scuola dal telefono della madre, dicendo che c'era una bomba: rintracciato in breve, viene mandato in collegio.
Il ragazzo non comprende il sistema educativo ma incontrerà Edoardo che si definisce “un investimento a perdere per il padre”.
Proveniente da Berlino e mandato li dopo essere fuggito da vari istituti, Edoardo conosce bene quelle realtà nelle quali più che educare si forma a essere pronti a licenziare di colpo centinaia di dipendenti.
Il collegio è una sorta di edificio alla Shining dove vengono "rieducati" ragazzi difficili per allevare la futura classe dirigente del paese.
Sono figli di famiglie ricchissime " che amano preparare valige con figli annessi".
Una sorta di comunità di recupero per ragazzi viziati, un grande fratello dell'addestramento.
Tutto viene controllato e gli " educatori" sanno e fanno finta di non sapere tutto quello che accade la notte, uscite clandestine comprese: nonnismo e atti di bullismo fanno parte del programma.
La “tolleranza repressa” in un regime di libertà controllata.
Giocano ad hokey sul ghiaccio e frequentano il bordello del bosco mentre " le famiglie sanno che qualunque cosa succede verrà risolta sul posto". La ricchezza non esita a delegare anche l’educazione dei figli: quello che conta è il tasso di profitto e solo quello è il presupposto della alienazione propria è altrui.
Giulio, conosce Elena nel bordello, e diventerà una frequentazione costante.
Nel collegio c'è un piano abbandonato che nasconde un segreto, ma forse anche questo fa parte del programma...niente sembra lasciato al caso.
Più che spiare i ragazzi, si impara a conoscerli, dichiara l'educatore, mentre c'è chi canta con la pistola in pugno " vivereeee... senza malinconiaaaa... vivere.... senza rimpianti..." " vivere finchè c'è gioventù".
Una gioventù ricca ma solo di soldi, sola e abbandonata da genitori che non si vogliono nominare.
Solitudine, mancanza di attenzioni, sono alla base di comportamenti cinici che vogliono sfidare l'autorità laddove é assente in famiglia.
Volti convincenti accompagnano l’entrata nella palestra professionale disumanizzante di questi rampolli vittime sebbene benestanti; matricole di un gioco economico-capitalistico soggiogante.
Il messaggio di questa favola nera, a tratti horror, è decisamente interessante e punta il dito contro le famiglie, la ricchezza e l'addestramento al cinismo delle nuove classi dirigenti.
Un vero sottotesto politico, teso, arguto, violento: una storia di " deformazione" più che di formazione che cede purtroppo a ingenuità cinematografiche comprensibili per un esordio interessante ma a tratti confuso.
L'elemento autobiografico traspare, forti citazioni cinematografiche più o meno provocatorie lo accompagnano; non ci sono buoni sentimenti, né cedimenti giudicanti.
Il film evidenzia il virtuosismo del doppio sguardo sulla realtà che la laurea in filosofia del regista esercita: forse riguardando il film a distanza di tempo il meccanismo di analisi gli consentirà di affinare le capacità artistico/narrative, svezzandole da ingenuità perdonabili ma inconciliabili con questo tipo di velleità concettuali.




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