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Beatrice Bianchini
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Bolesno ( Malata) '95

beatrice bianchini
Pubblicato da in 2015 ·
di Hrvoje Mabic
con Ana Dragicevic

Croazia
Ana sta male, sono passati anni e ne ha solo poco più di 20. Il trascorrere delle stagioni è un tormento: lo e' la pioggia, il rumore del vento, la neve, ma anche l'estate non le piace.
Non vorrebbe essere guardata come una pazza.
Prende pillole, ama Martina.
Ana vive nel passato, si sente soffocare non riesce a respirare.
Ha una ragazza ma ha paura che la freghi come ha fatto la sua famiglia.
Prima era felice poi l'inferno.
Innamorata di Natja a 16 anni, ha ricevuto solo disprezzo dalla madre e vergogna dal padre.
I genitori per coprire lo "scandalo" di una figlia lesbica la fecero rinchiudere in un ospedale per disturbi mentali, adducendo la tossicodipendenza come motivazione, nonostante Ana non avesse usato alcun tipo di droga.
Qui vivrà in isolamento, con camicia di forza e psicofarmaci.
La "cura" doveva essere quella di riportarla alla eterosessualità, lei considerata malata psichica...
E finché non avesse ammesso alla dott.ssa Vulin, suo medico-aguzzino che le piacevano i ragazzi e che si era drogata non l'avrebbero lasciata in pace.
Le altre pazienti erano aggressive e schizofreniche; Ana dormiva spesso in quella atmosfera da incubo dell'ospedale psichiatrico di Lopaca.
La madre andò a trovarla dopo quattro mesi e la ragazza pianse, non riusciva a capire cosa effettivamente provasse quella donna che mostrava solo disprezzo.
L'astrologa gli aveva detto che si sarebbe sposata e avrebbe avuto tanti bambini.
Autunno nebbioso e piovoso con rumori ripetitivi.
Volevano farla confessare ma Ana non si drogava.
Non avrebbero confermato alcun miglioramento se la ragazza non avesse ammesso alla dott.ssa Vulin quello che voleva sentirsi dire.
Dopo un anno e mezzo Ana comprende cosa doveva dire e la dichiararono guarita.
Una volta a casa riferì ai genitori che dovevano accettarla così come era e con un inganno la riportarono all'inferno di Lopaca dove rimase per lunghi cinque terribili e interminabili anni.
Il racconto e' fatto direttamente dalla vera Ana Dragicevic
A farla uscire dall’ospedale ci ha dovuto pensare il Ministro della salute Darko Milinović in seguito ad una sentenza della corte distrettuale di Fiume che ha ritenuto illegale l’ignobile “reclusione” della ragazza, e che ha anche incriminato la responsabile dell’ospedale psichiatrico. Ma l’adolescenza di Ana é stata ormai rovinata. Non ha potuto terminare la scuola, ed oggi vive le conseguenze fisiche e psicologiche di ciò che ha trascorso; ridotta a 47 chili, ha incubi ogni notte, é senza soldi ed é stata abbandonata dalla sua famiglia. Ha tentato di trovare un lavoro ma, a causa dei suoi problemi di salute, e’ stata licenziata. Vive sola e priva di una vita sociale. Qualcuno ha pagato per lei l’iscrizione a scuola affinché possa completare i suoi studi, ma le mancano i soldi per vivere.
Nonostante tutto Ana si sta recuperando alla vita dopo anni di psicoterapia, dopo anni di trattamenti arbitrari di costrizione e cospirazione.
Dopo periodi lunghissimi di incubi, fobie, attacchi di panico, bruciature autoinferte di sigarette, dopo tentativi di suicidio.
Si sta liberando dall'ossessivo desiderio di vendetta ed è riuscita a farlo solo dopo aver appreso della malattia della madre e aver scritto una lettera al padre.
Lo scandire delle stagioni che accompagna le emozioni di Ana sembra la rappresentazione della metafora di quella natura che non le è stata riconosciuta, quella natura ritenuta "innaturale" in nome della quale è stata privata della spontanea crescita e sviluppo delle sue qualità, caratteristiche, specificità che appartengono a ciascuno di noi.
Una mortificazione del soma e della psiche che hanno lasciato tracce indelebili in nome di quell'ordine prestabilito che una società incolta e retriva cerca di perpetrare.
Un film/documento che scandisce il presente partendo dal passato che va oltre il presente stesso; una testimonianza indelebile di dolore, di buio e di vuoto d'amore in nome di una crudeltà inutile e dannosa.
Un film/documento che non può lasciare indifferenti rispetto ad una vita interrotta, rispetto ad un trauma incolmabile e al suo tentativo di riscatto e di giustizia.
La vera storia di ANA DRAGICEVIC andava raccontata.




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Ideato e realizzato da Sandro Alongi
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